Nostos Numerouno

Progetto editoriale che vede una Sardegna aperta alla contemporaneità, senza dimenticare le proprie origini.


Nostos Numerouno, del Collettivo Transhumanza, è tra le pubblicazioni che di recente ci hanno più colpito.


Transhumanza, composto da Ambra Iride Sechi, Matteo Orani, Dario Sanna e Alessandra Sarritzu porta

l’arte contemporanea nelle zone rurali della Sardegna, contaminandole e facendosi contaminare, tessendo uno stretto legame col territorio che ospita le attività partecipative pensate dal Collettivo e dalla rete di artisti che coinvolge.


Il catalogo raccoglie e documenta i cinque giorni di mostre, laboratori e performance site specific tenute

a Santu Lussurgiu (Oristano) nel febbraio del 2020, durante i quali il paese e i suoi abitanti hanno accolto artisti sardi e non solo, per un’esperienza che sottolinea l’importanza di un’arte aperta, fruibile da e accessibile a tutti. L’intera esperienza può dirsi un atto performativo ed è stata capace di abbracciare un’intera comunità rendendola parte integrante di un discorso artistico inclusivo ed espansivo.


Nostos testimonia tutta questa bellezza, lo fa in un formato agile e con un progetto grafico essenziale

ma coinvolgente. Transhumanza crede profondamente nell’autoproduzione e nella filosofia DIY, quindi

Nostos è stato stampato in una tiratura di sole 100 copie, motivo in più per sostenere il progetto.





Le opere contenute nel progetto sono tante ma tre, in particolare, hanno carpito la nostra attenzione.

Abbiamo preferito lasciare che fossero i loro autori a raccontarle e a raccontarsi, in questa esperienza che speriamo di rivedere ripetuta ancora per molte edizioni.



RITA DEIDDA


"Il progetto prende il nome dalla prima delle opere che lo costituiscono “Madonna con tastiera”;

l’intero lavoro, infatti, ruota attorno alla figura della donna per eccellenza nella religione cattolica, ma punta

a darle una nuova veste: la vediamo alle prese con la tecnologia, curiosa e libera dai limiti dell’iconografia sacra, che invece la riconoscono solo nel ruolo di madre e martire.

Arrivando dalla strada, il contesto per cui è stato pensato, diventa nell’occasione di Nostos un allestimento di immagini e oggetti mirato a ricreare un ambiente abitato da un fedele, costellato di immagini religiose per buon auspicio, ma con una nuova accezione: le mie Madonne sono un inno alla rivalsa della figura femminile, alla capacità di stravolgere il senso comune delle cose e al non arrendersi di fronte a una predestinazione.

La camera da letto di un’anziana devota, uno spazio quasi monastico, è quindi arredato con immagini ed elementi di sottile rottura, in cui riveste un ruolo non secondario anche una radio sintonizzata approssimativamente su Radio Maria."






DARIO SANNA


Quando abbiamo deciso di approcciare Santu Lussurgiu è stato impossibile non farmi cogliere dal fascino

di quel vulcano, ormai spento, che ha modellato le forme del territorio sul quale sorge il paese e il suo circondario. “Paesaggi” è un lavoro che riflette sul rapporto tra la memoria collettiva di una comunità e

il suo Genius loci. Secondo gli antichi romani, il Genius loci era una divinità tutelare, uno spirito protettore

degli uomini e del loro ambiente. Ogni fiume, ogni montagna, ogni albero, ogni villaggio, ogni strada e ogni casa potevano essere abitati da uno spirito protettore.

Ho cercato di costruire un ambiente immateriale, fuori dal tempo e dallo spazio, dove potersi abbandonare all’invocazione dello “spirito del luogo”. L’installazione invita il visitatore a immergersi in un’atmosfera amniotica e accogliere la stimolazione sensoriale data dagli elementi essenziali del paesaggio del Montiferru, la pietra e il vapore acqueo, in una simbolica discesa nel cratere dell’antico vulcano.






FABIO TALLORU


“S’Oru” (it. l’argine) è un lavoro audio-video incentrato sulle forze liquide del paese di Santu Lussurgiu. Un’indagine etnologica, storica e acustica tradotta in forma narrativa e composta di immagini e suoni che nella visione dell’autore rappresentano i rapporti di assenza-presenza, collaborazione-conflitto e latenza-azione propri di questo luogo.

L’opera è stata installata in un ambiente mantenuto nell’oscurità e proiettata sulla parete sud, in direzione del centro dell’antico cono vulcanico dentro al quale si erge la cittadina lussurgese. Il lavoro, della durata

di quattro minuti e mezzo, è infatti un loop a spirale che muove dalla periferia verso il centro e viceversa,

che converge e diverge ciclicamente ripercorrendo le rotture degli argini, fisici e metaforici, che l’uomo crea per governare il flusso dinamico di tutto ciò che è liquido. L’acqua è ovunque a Santu Lussurgiu, cade dall’alto e affiora dalle viscere della terra, sempre vigile, pronta a distruggere o ad abbandonare quanto l’uomo le chiede di percorrere.

Il mio modus operandi è fatto di esplorazione, ricerca, ricostruzione di tessuti narrativi dei luoghi, delle culture e delle persone, e di generazione di nuove reti sociali.






Articolo a cura di Guglielmo Cherchi