Out of the 2020's box.

Che dire alla fine di un anno come questo? L'unico bilancio importante è quello relativo alla salute, sino ad ora non scalfita dalla pandemia. Il lavoro è andato avanti e, affianco alle soddisfazioni raccolte, abbiamo imparato molto, lavorando su noi stessi per affrontare la grande incertezza che avvolge la vita di ognuno di noi. Da marzo ad oggi ci siamo rimboccati le maniche per rendere più flessibile il nostro approccio e, allo stesso tempo, ampliare l'offerta dei nostri servizi anche con i video e i virtual tour: ognuno di questi strumenti, assieme alla fotografia, ci ha permesso di continuare a raccontare il lavoro dei nostri committenti, superando le difficoltà che le norme anti-contagio e il distanziamento sociale hanno messo in campo. In fin dei conti, il nostro lavoro consiste proprio nel vedere di più e per gli altri, no?


Come abbiamo già avuto modo di scrivere, pensiamo che ciò che è conseguito dal coronavirus sia stata una palestra, un'occasione per pensare a nuovi schemi e a nuove logiche legate a molti ambiti della nostra esistenza. L'ho sperimentato in prima persona cambiando radicalmente la didattica durante i mesi di lezione allo IED, credo con un buon successo, visti i lavori portati dai ragazzi il giorno dell'esame; utilizzare le piattaforme di e-learning ha reso più dinamiche le lezioni, favorendo le discussioni tra la classe e spingendo ognuno dei ragazzi a cercare nella creatività un modo per evadere e metabolizzare le difficoltà. Avere gran parte delle attività dello Studio bloccate mi ha permesso di mettere tutte le energie nella didattica, cercando di raggiungere quello che William Godwin indicava come il vero obiettivo dell'eduzione: generare la felicità (W. Godwin, The Enquirer, 1797).

Hanno colto la palla al balzo anche Sonia Borsato, Giovanni Follesa e il team che ha lavorato al nuovo sito di Space9, il Museo Immateriale dell'Immagine, e alla sua mostra inaugurale "Confini/Orizzonti". Space9 è un'operazione che definisce un nuovo concetto di museo, o meglio fa propria la definizione classica dell'istituzione ma la proietta nella fluidità e nell'accessibilità universale del web. Non posso che essere felice di avere delle fotografie incluse sia nella mostra temporanea che nella collezione permanente, immagini presenti sin dal 2017, anno dei primi passi del progetto dei due curatori.


Ultime righe per appuntare le ultime cose meritevoli di questo 2020: Archilovers, una delle principali piattaforme dedicate all'architettura e al suo mondo, ha inserito il restauro di Casa del Vescovo e di Palazzo Sepulveda tra i Best Project 2020, regalando un altro riconoscimento al lavoro dell'arch. Deriu e dell'arch. Vacca dopo quelli ricevuti nell'ambito dei Premi In/Arch.

E' poi per noi sempre un gran piacere quando le nostre fotografie raggiungono la carta stampata e in dicembre Domus, la prestigiosa rivista di architettura, ha ospitato sulle sue pagine "In the light of (you)", progetto ideato e curato dal fotografo Giorgio Barrera che indaga sulle relazioni e sulla fenomenologia che la pandemia ha innescato. Giorgio mi ha coinvolto e ho realizzato alcune fotografie, collaborando così a un lavoro corale a cui partecipano altri autori: la fotografia si è dimostrata ancora una volta un mezzo per superare le difficoltà del momento proprio prendendo esse come principale soggetto dell'indagine. E' questo che ancora amo della fotografia, la sua capacità di poter prendere per le corna i problemi. Superandoli? Non so, sicuramente affrontandoli mettendo ognuno di noi di fronte ad essi.


Ci auguriamo allora di riuscire ad aggrapparci ancora alla fotografia, alla sua creatività e alla sua capacità di portarci (fisicamente e con lo sguardo) in un altrove che speriamo sempre sia quanto di più simile a ciò che noi chiamiamo "casa".


Buon 2021, che sia fuori dagli schemi.



Stefano Ferrando, Studio Vetroblu - Courtesy In the light of you/Giorgio Barrera