Puntozero, ovvero un'idea di fotografia

Nel 2015 abbiamo dato vita a Puntozero, l'associazione culturale attraverso cui promuoviamo un'idea di fotografia inclusiva attraverso laboratori, workshop e progetti più articolati sviluppati in sinergia con altre realtà culturali della città: attività che sono complementari a quelle di Vetroblu e che spostano nel territorio della didattica non formale alcuni principi che permeano la nostra idea della professione.


Consci di una sovrabbondanza di corsi di fotografia "classici" abbiamo deciso sin dai tempi di Cagliari Stenopeica, di dedicarci a quelle pratiche fotografiche che, seppur con qualche anno sulle spalle, rimangono sempre in voga e con un alto valore didattico: la fotografia stenopeica e la fotografia analogica (o argentica, per dirla alla francese). In entrambi i casi, il recupero della manualità, della previsualizzazione della fotografia e dei tempi dilatati nella produzione delle immagini sono i punti che animano i workshop pratici. E' indubbio che il fascino esercitato da questo modo di fare fotografia è forte ancora oggi, vista la sua capacità di strappare l'immagine dalla dimensione liquida a cui ci ha abituato la rivoluzione digitale per riportarla alla sua originale matericità fatta di negativi e stampe bidimensionali.


Quel che chiediamo a Puntozero però non è solo far riscoprire rullini, carte fotosensibili, acidi e lampadine rosse, ma di traghettare queste e altre tecniche in ambiti che trasformino la fotografia in uno strumento per l'inclusione sociale, che invoglino alla riappropriazione dei luoghi e che aiutino le comunità a ridefinire l'immaginario collettivo. E' in quest'ottica che si inserisce la collaborazione, ormai di lunga data, con l'Associazione EFYS Onlus con la quale abbiamo sviluppato numerosi progetti sia per bambini che adulti.

La fotografia è uno dei tasselli che affianca altri strumenti di indagine del paesaggio: nei laboratori, prima di realizzare fotografie, abbiamo creato mappe sensoriali; abbiamo definito gli itinerari delle passeggiate esplorative studiando la storia del contesto; abbiamo allestito una camera oscura per stampare i ritratti di coloro che hanno posato con un oggetto per raccontarci "cosa è casa"; a volte, addirittura, non abbiamo mai fatto scattare nessun otturatore, ma abbiamo scavato negli archivi delle memorie degli smartphone.


Tutto questo si inserisce in un quadro ampio, in cui la fotografia ci deve riportare a casa, far riflettere sul contesto che viviamo ogni giorno, riaprire gli occhi su ciò che troppo spesso esce dal campo della nostra attenzione e affezione.






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